ABOUT CAPOEIRA
CHE COS’È LA CAPOEIRA
La Capoeira è una forma d’arte di origine afro-brasiliana che ha avuto un primo sviluppo nel periodo del colonialismo europeo in Brasile (1500-1899). Il mito della Capoeira racconta di un’arte di combattimento che veniva dissimulata in una danza che gli schiavi utilizzavano per resistere agli attacchi degli oppressori. In un secondo momento la schiavitù fu abolita e la pratica della Capoeira venne proibita, come accadde per molte manifestazioni africane in Brasile (1899-1934). Dal 1934 in poi la Capoeira cominciò a diffondersi in tutto il Brasile e nel 1974 viene proclamata Sport nazionale brasiliano. Successivamente la Capoeira cominciò a espandersi in tutto il mondo. Oggi la capoeira viene giocata dagli uomini e dalle donne, dagli anziani, dai bambini e anche dalle persone con disabilità. Per molti è uno stile di vita e un modo di porsi e di vestirsi. Il suo principale contesto: “LA RODA”, nel 2014 è stato proclamato dall’Unesco patrimonio immateriale dell’umanità. Oltre ai corsi, ai seminari, alle manifestazioni culturali e alle esibizioni, oggi è possibile trovare la Capoeira inserita anche in progetti scolastici, extrascolastici e in progetti legati alla disabilità e all’inclusione sociale.
MITI STORIA E LEGGENDE
Dopo lo sbarco di Cristoforo Colombo in America ebbe inizio il colonialismo europeo. Fu un periodo di prosperità per le grandi potenze europee che si arricchirono grazie allo sfruttamento della manodopera schiava. Allo stesso tempo però fu un’epoca in cui vennero commessi atroci crimini ai danni delle popolazioni indigene e africane.
Nel 1494 venne firmato a Castiglia il trattato di Tordesillas che stabiliva la spartizione delle terre al di fuori dell’Europa tra l’impero spagnolo e l’impero portoghese. Nonostante i portoghesi approdarono per la prima volta in Brasile nel 1500 grazie all’esploratore Álvares Cabral, ci vorranno c.a. 30 anni prima che venga avviato dalla corona portoghese un vero e proprio processo di colonizzazione
Fra l’inizio del 1600 e il 1650 la colonia brasiliana divenne principale esportatrice mondiale di canna da zucchero e nel 1690 grazie alle miniere d’oro e diamanti scoperte nello stato di Minas Gerais nacque un nuovo tipo di commercio ancor più redditizio.
Vi era bisogno di:
“Maggiore manodopera” e catturare uno schiavo stava diventando un’impresa sempre più complicata e costosa. Gli indigeni che fino ad allora avevano contribuito al traffico degli schiavi smisero di collaborare con gli europei e cominciarono a contrastarli. Fu così che alla fine del XVII secolo la deportazione in Brasile degli schiavi neri provenienti dall’Africa aumentò considerevolmente.
Si stima che fra il 1690 e il 1830 arrivarono dagli stati dell’Angola, del Ghana, della Guinea e del Mozambico oltre un milione di schiavi deportati. Gli schiavi catturati in Brasile o deportati dall’Africa venivano impiegati principalmente negli stabilimenti di lavorazione delle materie prime (engenhos), nelle fattorie e nelle piantagioni (fazendas) e nelle miniere di oro e diamanti (minas). Intimoriti. picchiati, frustati, talvolta mutilati, denutriti e in condizioni igieniche disumane, gli schiavi deportati dall’Africa al Brasile venivano costretti ad affrontare estenuanti e pericolosissimi viaggi in navi conosciute come: NAVIOS NEGREIROS o NAVIOS TUMBEIROS, nei quali spesso morivano ancor prima di arrivare a destinazione.
Successivamente al loro viaggio, i prigionieri venivano alloggiati all’interno di grandi edifici chiamati SENZALA luoghi in cui per aumentare il disagio e diminuire le probabilità d’insurrezione venivano separati dalle famiglie o dai membri della loro stessa tribù. Agli schiavi poteva capitare di convivere con i membri delle tribù rivali o al fianco di persone con cui era quasi impossibile comunicare verbalmente a causa della lingua differente.
I conflitti che avvennero in Brasile tra l’impero portoghese e gli olandesi della Compagnia delle indie orientali fecero perdere agli europei un importante quantitativo di schiavi. Alcuni superstiti tentarono di tornare in Africa, anche se non molti vi riuscirono. La maggior parte degli schiavi fuggitivi invece trovarono rifugio fra le foreste e le montagne situate intorno alle città. Venivano costruiti quindi dagli schiavi fuggitivi dei piccoli villaggi chiamati MOCAMBO che a loro volta costituivano grandi comunità conosciute come QUILOMBO.
QUILOMBO DOS PALMARES
Fra la fine del XVI e la metà del XVII secolo negli stati attuali di Bahia, Rio De Janeiro e soprattutto del Pernambuco, era possibile trovare una maggiore affluenza di schiavi neri provenienti dall’Africa.
Come già detto furono fondate delle comunità denominate Quilombos. (singolare:Quilombo)
Il Quilombo dos Palmares è stato uno fra i più grandi, organizzati e importanti Quilombo della storia. Situato fra gli attuali stati dell’Alagoas e del Pernambuco raggiunse quasi i 30.000 abitanti e viene ricordato ancora oggi come uno fra i più emblematici simboli di resistenza e libertà.
Nel 1984 venne girata una pellicola molto interessante e dettagliata che romanzava la storia del Quilombo Dos Palmares. La pellicola si chiama: Quilombo.
RE GANGA ZUMBA
Nel 1670 fu proclamato Re uno schiavo nero che aveva trovato rifugio nel Quilombo dos Palmares. Il suo nome era Ganga Zumba. Re Ganga Zumba tentò di instaurare dei rapporti di mediazione pacifica con i coloni portoghesi e per un po’ di tempo le cose sembravano funzionare davvero. Tuttavia questa tregua pacifica ebbe una breve durata. Il tradimento dei portoghesi che in un primo momento avevano accettato di trattare pacificamente con il Quilombo dos Palmares fu una delle cause della cessazione di tale rapporto. Un’altra ragione invece proveniva proprio dall’interno del Quilombo.
RE ZUMBÌ
Arrivò nella comunità il nipote di Re Ganga Zumba, il giovane Zumbì.
Zumbì aveva un carattere più irruento rispetto a Ganga Zumba, ma possedeva delle grandi doti da leader ed una spiccata attitudine alla lotta e alla strategia in battaglia. Zumbì era in disaccordo con la decisione di collaborare pacificamente con i portoghesi e non passò molto tempo che nel Quilombo si crearono due fazioni: una schierata con Re Ganga Zumba ed una con il nipote Zumbì.
Ganga Zumba morì nel 1680 avvelenato, ucciso probabilmente dalle fazioni schierate con il nipote. Il nuovo Re del Quilombo dos Palmares fu anche l’ultimo, ma resistette ai coloni portoghesi e olandesi per almeno 15 anni. Nel 1694 il Quilombo dos Palmares fu completamente distrutto, ma il suo Re riuscì a salvarsi ancora una volta. Ad un certo punto si cominciò a pensare addirittura che Re Zumbì fosse immortale. Tale leggenda fu sfatata nell’anno successivo (1695), quando Re Zumbì fu catturato in seguito ad un’ imboscata e poi ucciso. Re Zumbì morì giustiziato il 20 Novembre 1695 e la sua testa fu appesa a piazza “do Carmo” nella città di Recife.
Diventato un eroe nazionale specialmente per la comunità nera e per il mondo della capoeira come simbolo di libertà e resistenza dal 1995 in Brasile nel giorno dell’anniversario della morte di Re Zumbì viene celebrata la giornata della coscienza negra.
DANDARA
Dandara era nipote di Re Ganga Zumba e si sposò con Re Zumbì. Fu una importantissima leader del Quilombo dos Palmares e viene ricordata ancora oggi per il suo coraggio e per le sue straordinarie doti combattive. Ancor più triste però fu l’epilogo della sua storia, infatti quando nel 1694 Dandara fu arrestata, non sopportando più l’idea di essere di nuovo una schiava decise di suicidarsi gettandosi da una cava nell’abisso.
DONA MARIA DO CAMBOATA
Riconosciuta come un’eroina simbolo di forza e resistenza Maria do Camboata nata a Cachoeira nello stato di Bahia nel 1792 è stata una fortissima donna nera, abilissima nel combattimento sia a corpo libero che con l’utilizzo delle armi bianche o le armi da fuoco. A causa della sua tenacia e delle sue abilità, le fu attribuito il soprannome appunto di Maria Do Camboatà. Il Camboatà è un pesce d’acqua dolce che si dice abbia un corpo molto resistente e che sia molto difficile da pescare. Molte eroine della storia sono ricordate attraverso i canti nelle Rodas di Capoeira, Dona Maria do Camboata è una di quelle, come anche Aidè, una nera africana rifugiata nel Quilombo do Camugerè, Dandara di cui abbiamo parlato nelle righe precedenti e Maria Conga.
MARIA CONGA
Maria Conga nacque in Africa nel 1792. È una figura molto importante sia nell’Umbanda che nel Candomblé. Insieme alla sua famiglia, arrivò in Brasile su una nave negriera nel 1804, sbarcando a Bahia. Separata dai genitori e dai fratelli, fu venduta al proprietario di una piantagione a Salvador e battezzata con il nome di Maria da Conceição. All’età di 18 anni arrivò a Magé dopo essere stata venduta a un tedesco nel porto di Piedade. All’età di 24 anni fu nuovamente venduta. Questa volta al conte tedesco Ferndy Von Scoilder. Maria Conga ottenne la libertà 11 anni dopo. A 35 anni fondò il Quilombo di Maria Conga situato nella Baixada Fluminense, era guidato da donne ed è famoso per la sua forte resistenza contro la Guardia Real portoghese. Maria Conga, era anche conosciuta per la sua opera di cura e risoluzione di problemi all’interno della comunità. Raccontò a chi le era più vicino che era stata violentata dal proprietario della piantagione e che questi aveva preso il suo corpo, ma non la sua anima. Morì nel 1895. Nel 1988, Magé proclamò Maria Conga eroe della città.
La frase eterna di Maria Conga…
“Hanno catturato il mio corpo, ma la mia anima rimarrà libera per l’eternità”.
L’ABOLIZIONE DELLA SCHIAVITÙ
Fra la metà del XVIII e l’inizio del XIX secolo Il pensiero illuminista influenzò profondamente i grandi imperi coloniali che a partire dal 1750 cominciarono ad abolire la tratta degli schiavi. L’abolizione della schiavitù fu un processo molto lento in particolar modo per il Brasile che fu l’ultimo paese americano ad abolire definitivamente lo schiavismo in tutte le sue forme. Questo lento e graduale processo di abolizione durò quasi 138 anni nel corso dei quali lo schiavismo e la tratta degli schiavi vennero praticate anche illegalmente.
Nel 1750 Sebastião José de Carvalho e Melo abolì lo schiavismo nei confronti dei nativi delle colonie portoghesi.
Nel 1850 fu approvata la: “Lei Eusébio de Queirós”, ovvero la legge che prende il nome dal senatore che la propose e che proibiva il traffico degli schiavi in Brasile.
Nel 28 Settembre del 1871 fu approvata la “Lei do Ventre Livre” (Legge del ventre libero) che rendeva liberi tutti i neonati figli di schiavi.
Nel 28 Settembre del 1880 fu approvata la legge Legge “Saraiva-Cotejipe”, che regolamentava l’estinzione graduale della schiavitù.
E finalmente il 13 Maggio del 1888 fu approvata la “Lei Aurea” (Legge d’oro), dalla Principessa del Brasile Dona Isabel e dall’allora ministro dell’agricoltura Rodrigo Augusto da Silva.
LA CAPOEIRA ALL’INIZIO DEL XIX SECOLO
Il processo di abolizione della schiavitù fu talmente lento che ci vollero 138 anni per attuarsi definitivamente e se in un primo tempo si era risolto un problema, se ne stava pian piano creando un altro. Per sopravvivere gli schiavi liberi accettavano qualsiasi tipo di compromesso e molti di loro divennero criminali: ladri, assassini, prostitute, ecc.. mentre altri continuavano a lavorare come schiavi anche se non ufficialmente. Gli ex schiavi principalmente nello stato di Rio De Janeiro entrarono a far parte della malavita organizzata e si avvicinarono a gang malavitose spesso assoldate dagli stessi politici per commettere attentati e creare disordini nelle città.
Queste gang venivano chiamate Maltas ed erano formate da banditi che non solo conoscevano la pratica della capoeira, ma si dice anche che fossero abilissimi nell’utilizzo delle armi bianche in particolar modo il rasoio (navalha) uno strumento piccolo, ma letale che venne introdotto in Brasile proprio dai portoghesi.Nel 1889, c.a. 1 anno dopo l’abolizione della schiavitù in Brasile un colpo di stato militare guidato dal maresciallo Manuel Deodoro da Fonseca fece cadere la Corona portoghese. Lo stesso Deodoro diventò nel 1891 il primo presidente del Brasile. Nonostante l’abolizione della schiavitù la pratica della capoeira e di altre manifestazioni legate alla cultura nera ed ex schiava furono proibite. Le pene potevano essere severissime; da una multa alla prigione e dalla tortura alla pubblica umiliazione e la morte. Un avvocato, quindi un civile questa volta e non un militare, segnò la fine del Governo della prima Repubblica. Il suo nome era Getùlio Vargas. Viene citato in questo piccolo approfondimento sulla Capoeira perché nonostante la sua credenza politica totalmente anti comunista, fu proprio grazie a Getùlio Vargas se la capoeira fu tolta dal codice penale.
MESTRE BESOURO
Tra le figure più leggendarie, importanti ed emblematiche, relative alle origini della Capoeira, troviamo sicuramente Mestre Besouro de Mangangà. Il suo vero nome era Manoel Henrique Pereira, e si racconta di lui che fosse un abilissimo combattente che conosceva l’arte della Capoeira appresa grazie agli insegnamenti di un ex schiavo africano conosciuto come Tio Alimpio. Una delle grandi leggende e dei grandi misteri che si celano dietro la storia di Mestre Besouro racconta di grandiosi poteri magici legati alle forze della natura e alla sua invulnerabilità, che Mestre Besouro raggiunse grazie ad uno speciale collana d’oro, da cui non si separava mai, per questo Besouro era conosciuto anche come Besouro Cordão de Ouro. Questa sorta di talismano che portava al collo si racconta che lo rendeva invulnerabile a tutti gli attacchi e che conferì a Besouro la facoltà di trasformarsi in insetto (Besouro significa appunto Cervo Volante) quando la situazione si stava facendo pericolosa, per sfuggire ai nemici. Mestre Besouro odiava i soprusi, odiava i prepotenti e si trovava molto spesso al centro di qualche rissa dalla quale usciva sempre vincitore. La sua invulnerabilità, poteva essere annullata solo da un particolarissimo pugnale costruito con il legno ricavato da una palma chiamata Tucum, con il quale si racconta venne ucciso nel corso di un’imboscata. Mestre Besouro veniva visto un po ‘ come una sorta di eroe del popolo ed è considerato ancora oggi uno dei personaggi più emblematici e importanti per la Capoeira. Oltre alle storie che vengono raccontate, più o meno romanzate anche Mestre Besouro viene spesso ricordato attraverso i canti nelle Rodas di Capoeira. Se non l’avete visto consiglio un film molto ben fatto uscito nel 2009 che racconta in maniera abbastanza teatrale e scenografica, la storia di Mestre Besouro. Il film si chiama appunto Besouro.
ANCESTRALIDADE DA CAPOEIRA
La Capoeira è una lotta di resistenza e sopravvivenza, è un arte in continua crescita, in continua evoluzione. Attraverso diverse fasi ha raggiunto una sorta di accettazione, fino ad affermarsi e ad essere riconosciuta. Grandi Maestri hanno portato con sé la propria esperienza e la propria saggezza, contribuendo a diffondere la cultura di un popolo che resta ancora profondamente discriminato e maltrattato. Sono molti i nomi che si potrebbero citare: I Maestri Aberè, Nagè, Popò, Waldemar, Canjiquinha, Traira, Caiçara, Boca Rica, Cobrinha Verde, Manduca Da Praia, Madame Satan, Leopoldinha, Nô, Gato Preto, Camafeu de Oxossi e ancora Lua Rasta, Brasilia, Suassuna, João Grande, João Pequeno, Sapo, Cobra Mansa, Curiò, Moraes, Acordeon, Itapuan, Onça Preta. Grazie a questi maestri e a molti altri la Capoeira ha potuto sopravvivere e risplendere fino ai nostri giorni.
IÊ VIVA TODOS MESTRES CAMARÀ
CAPOEIRA ANGOLA E A LUTA REGIONAL BAIANA
Il maggior riconoscimento per la nascita di un nuovo modo di vedere la Capoeira che fino a quel momento veniva vista solamente come un’attività da scansafatiche e criminale, viene attribuito a sicuramente a due grandi Maestri del passato, riconosciuti come i massimi esponenti della Capoeira.
Mestre Bimba (Manoel dos Reis Machado / n 1899 m 1974) consapevole del fatto che non si poteva praticare Capoeira, ma che ci sarebbe volta una maniera per farla conoscere e diffondere, creò uno stile di capoeira più particolare ed incentrato sul combattimento a cui dette il nome di Luta Regional Banana. Mestre Bimba prese le basi della Capoeira tradizionale, introducendo alcuni nuovi elementi e togliendo alcune sfumature, come ad esempio la presenza del tamburo nell’orchestra che suonava per i giocatori che nella Capoeira Regional (oggi non si chiama più luta regional banana), si chiama Charanga. Una Charanga è composta solo da un berimbau medio/viola abbastanza grave, con una verga piuttosto morbida e due pandeiro.
Mestre Pastinha (Vicente Ferreira Pastinha / n 1889 m 1981) invece fu riconosciuto come miglior conoscitore e rappresentante della Capoeira Angola tradizionale, che oltre a mantenere la ritualità, la teatralità e le tecniche di lotta dissimulata in danza, cominciò a determinare una base specifica per la formazione della propria orchestra, che a differenza della Capoeira Regional, prevede la presenza di 7 strumenti musicali: 3 Berimbau, 2 Pandeiro, 1 Agogò, 1 Reco-Reco, 1 Atabaque.
Mestre Bimba e Mestre Pastinha furono i primi ad introdurre una metodologia d’insegnamento e crearono l’organizzazione e l’istituzionalizzazione di un’arte che fino a quel momento non poteva essere né praticata in pubblico, né tantomeno insegnata in una scuola.
CAPOEIRA CONTEMPORANEA
Nel 1974 la capoeira fu proclamata sport nazionale brasiliano e si diffuse largamente dagli anni 80’ anche in Italia, in Europa e nel resto del mondo. Specialmente negli ultimi 20 anni si è tentato di riunire i due stili in una sola Capoeira. La pratica di questa nuova forma di capoeira è conosciuta come: CAPOEIRA CONTEMPORANEA.
La capoeira oggi è anche uno status quo e un modo di essere, un modo di esprimersi. Viene giocata, insegnata e condotta oggi giorno sia dagli uomini che dalle donne e viene praticata dagli anziani, dai bambini e anche dalle persone con disabilità.Il suo principale contesto: “LA RODA”, nel 2014 è stato proclamato dall’Unesco patrimonio immateriale dell’umanità. Oltre ai corsi, ai workshop, alle manifestazioni culturali, e alle esibizioni, oggi è possibile trovare la Capoeira inserita anche in progetti scolastici, extra scolastici, in progetti legati alla disabilità e all’inclusione sociale.
